Oltre il Tatami: Il Judo come Dispositivo Politico nel Giappone del 1937
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Quando pensiamo al Judo, la mente viaggia verso immagini di proiezioni spettacolari, armonia fisica e disciplina marziale. Ma cosa succede se spogliamo questa disciplina dalla sua veste puramente sportiva e la analizziamo attraverso la lente della Teoria Politica e della sociologia del potere?
Un articolo straordinario ci offre la risposta perfetta. Si tratta di "Il judo come educazione fisica e la sua applicazione alla vita individuale e sociale", scritto dal fondatore del Judo, Kanō Jigorō, nel novembre del 1937 (oggi raccolto nell'antologia Fondamenti del Judo, Luni Editrice). Leggere questo testo oggi, considerando il drammatico contesto storico in cui è stato concepito, rivela come il Judo sia stato a tutti gli effetti un sofisticato progetto di ingegneria sociale e biopolitica.
Seiryoku Zen'yō: Più di una Tecnica, un'Efficienza Sistemica
Il punto di partenza di Kanō è un principio filosofico e politico universale: Seiryoku Zen'yō (精力善用), ovvero il miglior impiego dell'energia (mentale e fisica).
Per il fondatore, questo concetto non serve a vincere una medaglia sul tatami. Deve diventare il motore del lavoro, della vita sociale e dell'intero sistema educativo. Il Judo, quindi, supera il concetto di mero rentai-ho (metodo di educazione fisica) per farsi shushin-ho: un sistema di educazione intellettuale, morale e sociale.
L'obiettivo profondo? Rendere i cittadini forti e sani affinché siano utili e produttivi per lo Stato-nazione.
Il Corpo del Cittadino: Tra Atletica Occidentale e Autarchia Culturale
Nel saggio, Kanō analizza i sistemi educativi dell'epoca. Da un lato sostiene la diffusione dell'atletica leggera (tanto da battersi in prima persona per portare i Giochi Olimpici a Tokyo). Dall'altro, guarda alla ginnastica che rispetto all'atletica sviluppa il corpo in maniera più armonica, ma rimanendo poco applicabile alla vita quotidiana.
La sua soluzione è una sintesi perfetta di modernizzazione: affiancare le discipline internazionali al Judo, creando un modello di cultura fisica nazionale. Questo approccio si riflette anche nei consumi quotidiani. Nel testo, Kanō abbozza i criteri per scegliere abbigliamento, cibo e abitazioni, individuando come requisiti fondamentali l'equilibrio, la salute e il privilegiare i prodotti nazionali.
Una curiosità storica: se oggi, visitando il Giappone moderno, ritroviamo un'autenticità culturale sopravvissuta alla successiva americanizzazione forzata del dopoguerra, lo dobbiamo proprio alla capillarità di questo spirito identitario.
La Velata Critica al Governo: L'Efficienza contro le Spese Militari
Il passaggio politicamente più denso del saggio è anche il più drammatico. Nel novembre del 1937, il Giappone è già impantanato nella guerra sino-giapponese e sta scivolando verso il secondo conflitto mondiale.
Jigorō Kanō affronta un tema scottante: l'aumento vertiginoso delle spese militari, il conseguente aumento delle tasse e l'indebitamento dello Stato tramite i buoni del tesoro.
In quanto intellettuale Meiji, Kanō non attacca mai apertamente il proprio governo. Tuttavia, la sua critica è tanto velata quanto affilata. Il maestro introduce il concetto occidentale di miglioramento dell'efficienza produttiva e lo applica all'intera società: economia, industria, uffici e persino lavori domestici. La sua tesi sotterranea è dirompente: una riforma strutturale basata sull'efficienza sarebbe stata molto più urgente per il progresso e il benessere della nazione rispetto alle spese militari.
Jita Kyōei: Il Progresso Individuale in Funzione della Comunità
Per evitare che il Seiryoku Zen'yō diventi uno strumento egoistico di arricchimento personale, Kanō lo vincola indissolubilmente al secondo grande pilastro del Kodokan: Jita Kyōei (自他共栄), tutti insieme per crescere e progredire.
Nelle palestre moderne, questa frase viene spesso usata per consolare chi perde, ricordandogli che il suo contributo è comunque utile al gruppo. In origine, l'intento di Kanō era squisitamente politico: il progresso e il benessere del singolo individuo hanno valore solo se sono direttamente finalizzati al progresso, alla coesione e alla sopravvivenza della comunità giapponese.
Perché Leggerlo Oggi
A pochi mesi dalla sua morte (avvenuta nel maggio del 1938), Kanō Jigorō ci ha lasciato un testo che è un testamento ideologico. Un tentativo disperato di difendere l'autonomia educativa e filosofica del suo Judo dall'imminente e totale cooptazione militarista del regime.
Per chiunque voglia comprendere le radici della modernizzazione giapponese e il legame profondo tra corpo, etica e Stato, la lettura diretta di questo articolo è un passaggio obbligato.