Tape per le dita nel Judo: la mia esperienza sul tatami
Share
Chi pratica Judo, soprattutto quando il lavoro sul kumi-kata diventa intenso, prima o poi si trova a fare i conti con il tape, il famoso nastro per le dita. Ma quanto conta la qualità del nastro che utilizziamo?
Facciamo una doverosa premessa: chi scrive non è un fisioterapista né un tecnico specializzato in materia. Non ho quindi intenzione di spiegare come eseguire una fasciatura dal punto di vista medico, ma soltanto di condividere la mia esperienza di utilizzatore, maturata in tanti anni di pratica sul tatami.
Quando si imparava dai compagni di palestra
Ho iniziato a fare Judo nel 1989 e a praticarlo seriamente nel 1997. Da allora a oggi, la tecnologia e gli studi in moltissimi campi hanno fatto passi da gigante. Banalmente, oggi cercare un tutorial o anche soltanto un video che spieghi come fasciare le dita o le articolazioni è semplicissimo.
All'epoca le cose funzionavano diversamente. Ci si affidava, più raramente, al maestro, perché soprattutto nelle palestre numerose non sempre c'era il tempo per concentrarsi sulla fasciatura delle dita di ogni singolo atleta.
Molto più spesso ci si rivolgeva ai compagni di palestra più grandi, che con pazienza, chi più e chi meno, dedicavano ai giovani il tempo necessario per spiegare come intervenire, basandosi sull'esperienza e su quella sorta di vox populi che circolava sui tatami. Non sempre si trattava di indicazioni scientificamente fondate, ma era così che molti di noi imparavano.
Dalla protezione della pelle al sostegno delle dita
Le prime volte si utilizza il tape quasi per necessità occasionali. Magari per proteggere un'unghia che si è rigirata durante il kumi-kata, oppure per coprire la parte finale delle dita, dove lo sfregamento continuo contro judogi sempre più consistenti può provocare piccole lesioni della pelle. Con il tempo, la pelle si indurisce, si formano i calli e alcune di queste difficoltà diminuiscono.
Ma chi pratica Judo per molti anni conosce bene anche un altro problema. La lotta sulle prese sottopone continuamente le dita e le loro articolazioni a sollecitazioni importanti. Può capitare che, con il passare del tempo, alcune dita diventino dolenti, perdano stabilità o semplicemente non riescano più a sostenere gli sforzi che vorremmo imporre loro.
È quella sensazione, ben nota a tanti judoka, in cui le dita sembrano non riuscire più a seguire le intenzioni della mente.
Naturalmente, quando compaiono dolore persistente, instabilità o problemi articolari, è importante rivolgersi a un professionista sanitario: una fasciatura non sostituisce una diagnosi né risolve da sola un infortunio.
Resta il fatto che, nell'esperienza di molti praticanti, il tape passa dall'essere un semplice mezzo per coprire una parte del dito a diventare uno strumento utilizzato per realizzare bendaggi di sostegno, quando appropriati.
Come fasciare le dita nel Judo?
Non starò qui a dilungarmi sulle diverse tecniche di fasciatura. In parte perché, come anticipavo, la mia è una conoscenza più artigianale che scientifica; in parte perché oggi sono disponibili moltissimi video e guide realizzati anche da professionisti qualificati.
La tecnica corretta dipende dal problema specifico, e una fasciatura troppo stretta o applicata male può creare ulteriori difficoltà.
Preferisco quindi soffermarmi su un aspetto spesso sottovalutato: la qualità del nastro che utilizziamo.
Tape per il Judo: perché la qualità fa la differenza
Tralasciamo i nastri di carta, che credo molti di noi abbiano acquistato per sbaglio almeno una volta e che, durante un allenamento intenso, spesso rimangono sulle dita soltanto pochi minuti. Anche tra i tape più robusti esistono differenze importanti.
Chi si allena regolarmente sa quanto possa essere fastidioso dover interrompere una sessione di randori perché il nastro si è allentato, ha perso aderenza oppure si è staccato completamente. E sa anche quanto materiale si possa consumare dovendo rifare più volte la stessa fasciatura.
Personalmente, dopo averne provati molti, ho imparato a dare grande importanza alla tenuta del nastro, alla sua resistenza durante il lavoro sulle prese e alla capacità di rimanere aderente nonostante il sudore e lo sfregamento contro il judogi.
Un tape economico che deve essere sostituito continuamente non è necessariamente un risparmio.
Vi faccio un esempio concreto, dichiarando subito che sarò di parte: il tape rigido professionale in viscosa che trovate nel nostro shop è uno dei prodotti che abbiamo selezionato proprio per la sua tenuta.
Nella mia esperienza, l'aderenza è tale che mi capita di arrivare fino alla doccia di fine allenamento con il nastro ancora saldamente attaccato alle dita. Naturalmente la tenuta può variare in base alla pelle, al sudore e al tipo di fasciatura.
La scelta del Lab
Come per ogni prodotto che proponiamo su LC JUDO LAB, anche in questo caso la selezione nasce da un principio molto semplice: prima proviamo, poi scegliamo.
Nel corso degli anni ho utilizzato tanti nastri differenti, alcuni più economici, altri decisamente più costosi. Quello che vi proponiamo è il prodotto che, tra quelli provati, ho ritenuto più convincente per l'utilizzo che ne faccio sul tatami.
Non pretendo che la mia esperienza rappresenti una verità assoluta, ma credo che confrontarsi anche su questi piccoli aspetti della pratica quotidiana possa essere utile.
Perché chi vive il Judo sa che, a volte, sono proprio i dettagli apparentemente meno importanti a fare la differenza durante un allenamento.